Il trapianto autologo di cellule staminali

 

Che cos'è il trapianto autologo?

Il trapianto autologo richiede l'estrazione (aferesi) di cellule staminali ematopoietiche (HSC) dal paziente e la conservazione delle stesse in un freezer. Il paziente viene quindi trattato con chemioterapia ad alta dose, con o senza radioterapia, con lo scopo di eliminare la popolazione di cellule maligne del paziente, al costo della distruzione parziale o completa del midollo (distruzione della funzione del midollo osseo del paziente di produrre nuove cellule del sangue). Le cellule staminali proprie del paziente tornano poi nel suo corpo (per infusione) e sostituiscono i tessuti distrutti facendo riprendere la normale produzione di globuli rossi. Possono comunque essere necessarie alcune decine di trasfusioni di sangue. I trapianti autologhi hanno il vantaggio di avere un minor rischio di infezione durante la fase di immuno-compromessione del trattamento in quanto il recupero della funzione immunitaria è rapida. Inoltre, l'incidenza di pazienti che hanno un rigetto (graft-versus-host disease) è molto rara, poiché il donatore e il ricevente sono la stessa persona. Questi vantaggi hanno portato il trapianto autologo come uno dei normali trattamenti di seconda linea per le malattie come il linfoma.

 

 

Il Progetto AIL

prevede l'impiego di ematologi che seguano il percorso:

  • diagnostico
  • di prelevamento e di conservazione delle cellule staminali
  • di preparazione del paziente (chemioterapia di "condizionamento")
  • di reinfusione

 

Inoltre prevede l'assistenza psicologica-sociale del paziente e la presenza di un tecnico di laboratorio.