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Che cosa sono le leucemie?

Le leucemie costituiscono un gruppo di malattie maligne-neoplastiche (tumorali) del midollo osseo emopoietico (cioè del tessuto dal quale prendono urigine tutte le cellule del sangue). Il termine "leucemia" significa sangue bianco cioè sangue ricchissimo di leucociti. La leucemia è dunque malattia tumorale che riguarda le cellule bianche del sangue e che può interessare anche il quadro ematico periferico.

Qual'è la cellula del sangue che subisce tale alterazione?

Le leucemie derivano dalla trasformazione in senso maligno di una delle cellule della linea maturativa che porta dalla cellula staminale ad un leucocita maturo. Le cellule che ne derivano sono anomale, cioè incapaci di svolgere la loro naturale funzione di difesa contru gli agenti infettivi e proliferano in maniera disordinata ed anomala con conseguente alterazione della composizione del sangue; inoltre queste cellule impediscono la normale emopoiesi del midollo osseo e sono capaci di migrare in altri organi e tessuti provocando i sintomi della malattia.

Quali sono le cause e i fattori di rischio?

Nonostante gli enormi progressi compiuti dalla scienza le cause della trasformazione neoplastica dei leucociti restano ancora in gran pane sconosciute. È stato dimostrato che individui esposti a massive quantità di radiazioni o sostanze chimiche come il benzene, sono maggiormente esposti al rischio di malattia. Si pensa che nella stragrande maggioranza dei casi siano implicati sia complesse interazioni genetiche individuali sia la partecipazione di agenti virali.

Ci sono diverse forme di leucemia?

Si, la loro distinzione viene effettuata non solo in base al tipo di cellule colpite, ma anche dal decorso che la malattia assume, che può essere di tipo rapido (e si parla allora di leucemia acuta) oppure di tipo lento e progressivo (leucemia cronica).
In base al tipo di cellula colpita distinguiamo:

  1. leucemia linfoblastica acuta (LLA): quando le cellule anomale derivano dai linfociti o dai loro precursori immaturi (cioè i linfoblasti);
  2. leucemia mieloide: se l'anomalia, interessa altri globuli bianchi (granulociti) o i loro precursori che sono i mieloblasti.

Leucemia linfloblastica acuta ( LLA)

L'incidenza è di 2-3 casi su 100.000; colpisce prevalentemente la popolazione maschile ed i bambini con un picco tra i 2 ed 14 anni: la maggior parte dei malati ha un'età inferiore ai 10 anni. Il rischio di contrarre questo tipo di leucemia diminuisce tra i 14 ed i 65 anni per risalire poi negli anziani. La LLA è una malattia molto aggressiva e, se non trattata, consente una sopravvivenza media inferiore ai 2 mesi; Tuttavia, tra le diverse forme di leucemia è quella che permette di ottenere le maggiori percentuali di successo: il 60-70% dei pazienti a basso rischio sopravvivono oltre 5 anni dalla diagnosi.

Leucemia linfocitica cronica (LLC)

Ogni anno si registrano in media 4 nuovi casi di LLC ogni 100.000 individui; quasi tutti i pazienti hanno più di 50 anni. I sintomi si sviluppano lentamente, spesso nel corso di molti anni e vari casi vengono scoperti incidentalmente in base ad esami del sangue eseguiti per altri motivi. La progressione di malattia è molto lenta: oltre la metà dei malati sopravvive più di 5 anni a partire dalla diagnosi.

Leucemia mieloblastica acuta ( LMA)

La LMA è una delle più frequenti forme di leucemia, con un'incidenza stimata approssimativamente intorno ai 2-3 casi ogni 100.000 abitanti, similmente alla LLA. Le due principali forme di leucemia acuta (LLA e LMA), costituiscono infatti assieme il 50-60% di tutte le leucemie.

La LMA colpisce più frequentemente i maschi rispetto alle femmine e la sua incidenza aumenta all'aumentare dell'età: più del 50% dei pazienti sono ultracinquantenni e più del 30% ha più di 60 anni. Il 70-75% delle leucemie acute dell'adulto sono diagnosticate come LMA. In assenza di cure la morte sopraggiunge nell'arco di qualche mese dalla diagnosi; se curata il decorso naturale della LMA è interrotto e il 60-80% dei pazienti trattati ha una sopravvivenza media di 18-24 mesi; un piccolo ma significativo numero di pazienti sopravvive oltre 13 anni e a 5 anni dalla diagnosi il 10-15% dei pazienti sopravvive apparentemente libero dalla malattia.

Leucemia mieloide cronica

Rispetto agli altri tipi di leucemia la LMC è meno frequente, rappresentando solo il 15% delle leucemie diagnosticate, con una media di 12 casi per milione di individui. È una malattia dell'adulto, più comune tra i 20 ed i 50 anni, con un picco tra i 40 e i 50 anni. Colpisce con preferenza la popolazione maschile. La sopravvivenza media in assenza di cure è di circa 20 mesi; nei pazienti curati la sopravvivenza prevista sale a 3 anni dalla diagnosi, mentre un quinto dei pazienti sopravvive dieci anni o più. La malattia segue solitamente due fasi: una cronica, che può durare molti anni, e una acuta, generalmente breve.

Quali sono i sintomi della malattia?

La sintomatologia delle leucemie varia in relazione al tipo di leucemia ed allo stadio clinico della stessa . Si può avere febbricola, anemia, pallore, perdita di peso, insolita debolezza e facile stancabilità, emorragie, ingrandimento dei linfonodi, aumento di volume del fegato e della milza. inoltre si può avere perdita di funzioni specifiche di altri organi come il cervello ed i testicoli per infarcimento da cellule leucemiche.

Come vengono diagnosticate le diverse forme di leucemia?

La diagnosi viene effettuata con accurati esami microscopici e citofuorimetrici effettuati sul sangue periferico e sul midollo osseo. Con questi tests viene accertato, sia l'aumento, sia il tipo delle cellule leucemiche. Come si può stabilire se si tratta di una forma leucemica acuta o cronica? La leucemia acuta interessa globuli bianchi molto immaturi ed abnormi e presenta un decorso clinico breve e grave, provocando violenta anemia e accentuata debilitazione, con una terapia appropriata è possibile rallentare il decorso della malattia, lo scopo è la guarigione. La leucemia cronica rimane abbastanza stazionaria in quanto i globuli bianchi possono apparire più maturi e conservare alcune delle loro funzioni normali e questo comporta un decorso clinico più lungo, ma persistente. Infatti può non provocare malesseri apprezzabili per mesi o addirittura anni.

Come si svolge il trattamento terapeutico delle leucemie?

La terapia è in continua evoluzione. La terapia standard della leucemia consiste nell'utilizzo di farmaci antiblastici (chemioterapici) da soli o in combinazione, articolata generalmente in 3 fasi:

  • terapia farmacologica (standard);
  • terapia con trapianto di midollo osseo;
  • terapia di supporto (è necessaria con entrambi i tipi di terapia).

 Terapia farmacologica:

  1. induzione della remissione: con questo termine si intende l'arresto dell'evoluzione della malattia e dei sintomi, che può essere temporaneo ovvero permanente. L'induzione è la fase di attacco, la più intensiva durante la quale più frequentemente si osservano complicanze. Lo scopo della terapia è l'eliminazione di tutte le cellule leucemiche attraverso combinazioni di farmaci in grado di uccidere i globuli bianchi malati direttamente oppure attraverso l'inibizione della loro capacità riproduttiva;
  2. terapia di mantenimento: una volta ottenuta la remissione, lo scopo di questa terapia è quello di mantenere il paziente in remissione completa per un periodo il più lungo possibile; questo si ottiene attraverso un regime terapeutico il cui obiettivo è la distruzione di tutte le cellule leucemi, che residue che non erano state eliminate dalla terapia di induzione;
  3. terapia di supporto: scopo della terapia di supporto è quello di eliminare i sintomi della leucemia (infezione, anemia, emorragia), in modo tale che il paziente possa affrontare la tossicità della chemioterapia.

La terapia di supporto è impiegata anche per trattare gli effetti collaterali della terapia stessa e comprende: antibiotici, isolamento in ambienti sterili e trasfusioni di piastrine per prevenire emorragie e globuli rossi per correggere l'anemia.

Una nuova terapia consiste nel trapianto di midollo osseo che viene soprattutto impiegata durante la prima fase di remissione della malattia.

Quanti tipi di trapianto esistono?

Ci sono tre tipi di trapianto:

  1. allogenico: se il prelievo di cellule del midollo osseo sono di un donatore compatibile che non è un gemello identico;

  2. singenico: se il prelievo avviene da un gemello identico;

  3. autologo: se le cellule del midollo sono prelevate dallo stesso paziente durante la remissione.

Vi sono rischi?

Nel trapianto allogenico vi è il rischio di rigetto, ossia che i globuli bianchi del ricevente aggrediscano il midollo osseo trapiantato come un corpo estraneo dannoso per l'organismo.
Questo non avviene con gli altri due tipi di trapianto, anche se si è potuto osservare che la recidiva di leucemia (cioè la ricomparsa della malattia) si verifica più frequentemente (oltre il 50% dei casi) nel trapianto singenico (ed autologo), mentre la percentuale di recidiva post/trapianto scende in modo considerevole nell'ipotesi di trapianto allogenico.
Sembra cioè che il trapianto allogenico, o addirittura il "rigetto", possano esercitare un'azione antileucemica.
Attualmente esiste un'altra metodica, che si pone come valida alternativa all'autotrapianto di midollo, costituita dalla raccolta di cellule pluripotenti (si possono trasformare sotto opportuni stimoli in tutte le cellule del sangue) che dal midollo passano in una certa percentuale nel sangue periferico.
La raccolta è agevole, in quanto costituita da una procedura aferetica e l'iter terapeutico ed i risultati sul paziente sono del tutto simili a quelli per l'autotrapianto di midollo.

Quali altri problemi vi possono essere?

Il problema più importante del trapianto di midollo allogenico è costituito dal fatto che solo il 30% dei pazienti ha un familiare (fratello) idoneo alla donazione e in tutti gli altri casi è necessario rivolgersi a donatori non consanguinei. Da campioni statistici risulta però che la probabilità, per un malato leucemico in attesa di trapianto, di trovare un donatore compatibile estraneo al proprio nucleo familiare sia di 1 ogni 100.000 abitanti.

Che cosa è stato fatto per favorire la donazione di midollo?

Per facilitare la ricerca di donatori esterni compatibili è stato istituito a Genova nel 1989, con il sostegno dell'ADMO (Associazione Nazionale Donatori Midollo Osseo), il registro nazionale Donatori di Midollo Osseo collegato con altri 36 registri internazionali, che conta oggi 137.000 iscritti.

Che cosa succede quando vi è la compatibilità?

Una volta identificato un donatore compatibile il prelievo del sangue midollare avviene, in anestesia totale, mediante ripetuti prelievi dalle ossa del bacino (solitamente le creste iliache); l'intervento richiede circa 45 minuti, è privo di rischi per il donatore e comporta unicamente un indolenzimento temporaneo nella zona del prelievo.
Il midollo osseo così ottenuto viene trasfuso al malato leucemico compatibile che si trovi preferibilmente in fase di remissione (nella quale tutte le cellule leucemiche sono state distrutte), indotta con la chemioterapia.

È possibile prevenire la malattia?

La leucemia non è una malattia contagiosa e apparentemente non presenta caratteristiche di ereditarietà. L'unica prevenzione possibile è quella di evitare l'esposizione a radiazioni e a prodotti chimici.

 

 

 

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